7 Febbraio

7 FEBBRAIO 2010

Muore Raffaele Rossi, uno dei grandi padri della sinistra umbra, un vecchio pessimista, ma combattivo

Rossi nasce a Perugia nel 1923 nel borgo di Sant’Antonio, da una famiglia operaia.

Dal 1942, dopo il conseguimento della licenza magistrale, insegna in numerosi comuni della Regione fino a quando gli accresciuti impegni politici lo costringono ad abbandonare la carriera scolastica e a trasferirsi da Perugia a Terni.

Fu segretario del PCI prima a Perugia poi a Terni. Caso unico tra gli esponenti del partito comunista umbro in tutta la sua storia.

Un ragazzo che “voleva scalare il cielo” come dice nel suo libro pubblicato nel 1999, e che ha dedicato la sua vita alla storia civile e politica di Perugia, dell’ Umbria e dell’Italia. Lello, per gli amici, è stato un grande pensatore e uomo politico, che fino all’ultimo ha seguito con grande lucidità le vicende politiche Regionali. La morte di Raffaele Rossi è motivo di dolore per quanti lo hanno conosciuto e stimato.

Fu uno dei protagonisti del regionalismo umbro e tra i più acuti osservatori della realtà regionale.

Nel 1968 venne eletto Senatore della Repubblica, carica che rivestirà fino al 1979 quando divenne Segretario Regionale del Partito Comunista e vice sindaco del Comune di Perugia. Si dedicò in particolare ai problemi urbanistici del primo piano regolatore del capoluogo. Venne eletto Presidente dell’ ISUC (Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea) e gli venne affidata la direzione di collane editoriali importanti “La grande Perugia” e “Storia illustrata delle città dell’Umbria”.

Un grande pensatore e uomo politico, che fino alla fine ha seguito con grande lucidità le vicende politiche Regionali. La Tramontana pubblica il testo che ha inviato ad un incontro pubblico il 25 gennaio scorso sulla figura del tipografo anarchico perugino Brenno Tilli e che di seguito riproduciamo come lascito per tutti noi. Esso termina con le parole: Io sono un vecchio pessimista, ma combattivo: i tempi saranno più o meno lunghi, ma è sempre viva la speranza per una società più giusta e fraterna.

Lo diciamo senza retorica: Lello Rossi ci mancherà, mancherà a Perugia la sua parola e la sua riflessione.

Brenno Tilli, anarchico libertario che leggeva gli scritti di Capitini

Il Signor No nella storia perugina del Novecento

(intervento scritto che Raffaele Rossi ha inviato in occasione della serata che l’Accademia del Donca ha dedicato alla figura di Brenno Tilli, litografo e libertario):

Nell’impossibilità ad essere presente per il peggioramento delle mie condizioni di salute, che mi impediscono di camminare e di parlare, affido a queste poche considerazioni il mio pensiero sulla nota vicenda di Brenno Tilli.

Nelle poche righe inviate a Sandro Allegrini, dopo aver espresso sorpresa e indignazione, concludevo con una frase: la città sta perdendo la sua memoria storica. Tale frase il quotidiano non l’ha pubblicata. Ed ha fatto bene perché poteva sembrare una eccessiva generalizzazione di un episodio.

Voglio però tornare su questo problema della memoria della città.

Lo storico inglese Tony Judt ha pubblicato nel 2009 per la Laterza “L’età dell’oblio” e scrive: “Non abbiamo fatto in tempo a lasciarci alle spalle il ventesimo secolo che i suoi dissidi, i suoi disegni, le sue paure stanno scomparendo nel tempo dell’oblio”.

Quale sia la ragione per cui il secolo terribile viene cancellato da una cultura tutta rivolta verso l’incerto e confuso avvenire, essa cancella anche nelle sue contraddizioni, in positivo e in negativo, lo sviluppo economico e gli ideali che dopo la Liberazione hanno realizzato la più avanzata Costituzione democratica. Il 1945-46 testimonia che l’elemento della continuità dei grandi poteri e dei grandi interessi è più forte della discontinuità e delle rotture di regime.

Francesco Crispi, Benito Mussolini non erano caduti dal cielo a decretare la fine dello stato liberale che, privo dei consensi delle masse popolari, era destinato a scomparire nella dittatura. Nel 45-46 avviene la più grande rottura di regime politico, dalla dittatura alla democrazia, ma sappiamo che cosa è stato il secondo cinquantennio tra complotti, tentativi di colpi di stato, stragi, terrorismo: cancellare per dimenticare che siamo ancora dentro questa situazione e che il futuro sarà carico di problemi, di impreviste difficoltà. Per Hobsbwam il Novecento è il secolo lungo e lui valuta ciò in termini globali, ma il Novecento italiano è il secolo breve: finisce con il colpo di stato sui generis che è l’uccisione di Aldo Moro.

Da allora l’Italia non sarà più quella di prima nell’economia, nella politica, nelle culture. Inizia la lunga transizione craxiana che sfocerà nel berlusconismo.

Allora prendiamo la storia di Perugia e poniamoci il problema di chi sono stati i protagonisti di quella eccezionale rinascita democratica. Nel 1941, con la costituzione del Centro di Studi filosofici, presidente Averardo Montesperelli, con Capitini che rappresenta l’intellettuale perugino più avanzato del secolo, si realizza una cosa eccezionale, non realizzata altrove. Tutta la grande intellettualità antifascista italiana converge a Perugia in un’opera culturale che propone, mentre infuria la guerra, valori morali e diritti civili. Non sottovaluto l’opera degli esponenti liberali che il comando militare inglese mise alla testa delle istituzioni (Prefetto, Questore e Sindaco, tutti liberali, privi di un qualche consenso di massa), ma i protagonisti di quella rinascita sono i rappresentanti delle forze popolari, che in una trama di rapporti con gli intellettuali, danno nuovo senso alla partecipazione democratica. E tra essi alcuni personaggi, sottolineo la parola personaggi, come Luigi Catanelli, noto per la sua competenza linguistica, e Brenno Tilli, che, con il giornale “Il Buffone”, non ci stanno a dire che tutto va bene, e introducono una salutare criticità anche nei confronti dei comportamenti dei partiti.

Il fatto che Benedetta Pierini abbia pubblicato questo bel libro che restituisce al “Signor No” la sapienza familiare dell’arte litografica (Brenno Tilli era un anarchico libertario che, guarda caso, leggeva gli scritti di Capitini sulla nonviolenza), ci induce a capire che nel recente passato ci sono principi e valori che servono per il presente.

Io sono un vecchio pessimista, ma combattivo: i tempi saranno più o meno lunghi, ma è sempre viva la speranza per una società più giusta e fraterna.

Raffaele Rossi

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